Recentemente l’Agenzia delle Entrate ha introdotto nuove interpretazioni relative al credito d’imposta per le attività di R&S che restringono la platea delle attività ammissibili.

In estrema sintesi possiamo affermare che le attività qualificabili come ricerca e sviluppo sono quelle relative ai progetti intrapresi per il superamento di una o più incertezze scientifiche o tecnologiche – la cui soluzione non sarebbe possibile sulla base dello stato dell’arte del settore di riferimento e cioè applicando le tecniche o le conoscenze già note e disponibili in un determinato comparto scientifico o tecnologico – con la finalità di pervenire alla realizzazione di nuovi prodotti (beni o servizi) o processi o al miglioramento sostanziale di prodotti o processi già esistenti. Si tratta, quindi, di attività (lavori) che necessariamente si caratterizzano per la presenza di elementi di novità e creatività e per il grado di incertezza o rischio d’insuccesso scientifico o tecnologico che implicano; proprio per tale ragione, contribuendo all’avanzamento delle conoscenze generali attraverso il superamento di ostacoli o incertezze scientifiche o tecnologiche e quindi producendo un benefico per l’intera economia.

Quindi lo sviluppo di nuovi prodotti o processi (non esistenti in precedenza) non deve derivare dal semplice utilizzo da parte dell’impresa di tecnologie esistenti e già diffuse nel settore di appartenenza. Ci deve sempre essere un ampliamento del livello delle conoscenze allo stato dell’arte.

Consigliamo di verificare se la vostra attività è ammissibile utilizzando lo schema riportato in calce (fonte MISE).

Le attività di ricerca e sviluppo ammissibili al credito d’imposta R&S secondo le più recenti interpretazioni